Antibiotici: il Rapporto Aifa rivela in Italia consumi in calo ma sempre alti

Il consumo di antibiotici in Italia è ancora superiore alla media europea. Il Rapporto Aifa sull’uso degli antibiotici in Italia 2017  constata anche che “una parte rilevante di prescrizioni potrebbe essere evitata”. 

Aifa rileva che gran parte dell’utilizzo degli antibiotici, il 90% circa, avviene su prescrizione del medico di Medicina Generale o del pediatra di Libera Scelta, pertanto la medicina generale rappresenta il punto focale per il monitoraggio del consumo di questa categoria di farmaci e per l’implementazione di iniziative di informazione e formazione per migliorare l’appropriatezza prescrittiva.

"La prescrizione dell'antibiotico viene attribuita al medico di medicina generale - commenta PierClaudio Brasesco, presidente Medicoop Genova - ma non è il solo: ci sono anche i dentisti e le frequenti autoprescrizioni dei pazienti. E' necessario formare i medici ma anche educare i cittadini, che sappiano quando e come usare gli antibiotici e quali possono essere gli effetti collaterali. Il Rapporto Aifa sottolinea che la Liguria è tra le regioni più virtuose sull'utilizzo".

I consumi

Nel 2017 il consumo globale di antibiotici in Italia, comprensivo degli acquisti privati, è risultato pari a 25,5 dosi giornaliere per mille abitanti. Oltre l’85% delle dosi, pari a 21,8 sono state erogate a carico del Ssn, con una riduzione dell’1,6% rispetto al 2016. Questo dato comprende sia gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata (dalle farmacie pubbliche e private) sia quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche. Anche la spesa pro capite nazionale (14,33 euro) si è ridotta rispetto all’anno precedente dell’1,7%. Il 90% del consumo di antibiotici a carico del SSN  è in regime di assistenza convenzionata, confermando che gran parte dell’utilizzo degli antibiotici avviene a seguito della prescrizione del medico di Medicina Generale o del pediatra di Libera Scelta.

Si consumano più antibiotici d’inverno. Si osserva un andamento stagionale molto marcato dei consumi tra i mesi invernali e quelli estivi. L’utilizzo più frequente di antibiotici nei mesi invernali è correlato con i picchi di sindromi influenzali osservati nei diversi anni.

Bambini sotto i 4 anni e over 75 coloro che li usano di più. Su base nazionale, l’analisi del profilo di utilizzo del farmaco per fascia d’età e genere conferma un maggior consumo di antibiotici nelle fasce di età estreme, con un livello più elevato nei primi quattro anni di vita (prevalenza d’uso 58,2% nei maschi e 55,3% nelle femmine) e dopo i 75 anni (prevalenza d’uso 50,6% negli uomini e 50,8% nelle donne); si riscontra anche un più frequente utilizzo di antibiotici per le donne nelle fasce d’età intermedie e per gli uomini in quelle estreme.

Il consumo di quelli acquistati dagli ospedali

II consumo di antibiotici acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche rappresenta una minima parte del consumo di antibiotici a carico del SSN, con una sostanziale stabilità dei consumi nel corso degli ultimi cinque anni. Vi è una differenziazione tra gli antibiotici erogati in regime di assistenza convenzionata e quelli acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche.

Le tipologie maggiormente utilizzate 

Nell’ambito dell’assistenza convenzionata, nel 2017, le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi rappresentano la classe di antibiotici a maggior consumo, seguita dai macrolidi e dai fluorochinoloni; sul versante degli acquisti delle strutture sanitarie pubbliche, invece, le tre classi di antibiotici più prescritte sono le penicilline associate a inibitori delle betalattamasi, i fluorochinoloni e le cefalosporine di terza generazione.

L’inappropriatezza

Una parte rilevante di prescrizioni potrebbe essere evitata. Ciò è suffragato dall’ampia oscillazione stagionale dei consumi di antibiotici, fortemente influenzata dall’andamento delle infezioni virali nei mesi freddi e dai più accentuati picchi di sindromi influenzali registrati in alcuni anni. I fluorochinoloni rappresentano una classe di antibiotici di particolare rilevanza, sia per la capacità di indurre resistenza che per il rischio di effetti indesiderati. Si osservano consumi molto elevati anche nelle sottopopolazioni, in cui il loro uso è spesso inappropriato (donne con età compresa tra 20 e 59 anni, trattate per infezioni non complicate delle basse vie urinarie) o laddove vi è un particolare profilo di rischio associato (anziani con età ≥75 anni ad aumentato rischio di danni tendinei). Anche l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha chiaramente raccomandato di usare i fluorochinoloni con particolare cautela in questi pazienti, che sono uno dei gruppi a maggior rischio di effetti indesiderati.

L’utilizzo, pur molto frequente in tutte le regioni (Lombardia e Veneto per il Nord; Lazio e Toscana per il Centro; Campania e Puglia per il Sud), rivela un gradiente incrementale Nord-Sud, in linea con quanto osservato in generale per i consumi di antibiotici in ambito territoriale. Questi dati mostrano quindi che, nonostante le raccomandazioni dell’EMA, in alcune aree del Paese, un anziano su tre riceve almeno una prescrizione di fluorochinoloni all’anno. L’associazione amoxicillina/acido clavulanico è l’antibiotico più utilizzato sia in ambito territoriale che ospedaliero

I dati contenuti nel Rapporto suggeriscono un probabile sovra-utilizzo di questa associazione, laddove potrebbe essere indicata la sola amoxicillina, che ha uno spettro d’azione più selettivo e ha quindi un minor impatto sulle resistenze. Ciò è particolarmente evidente nella popolazione pediatrica.

Tale fenomeno è in contrasto con l’indicazione contenuta in molte linee guida, secondo le quali l’amoxicillina è considerata la terapia di prima scelta per il trattamento in ambito territoriale delle infezioni batteriche più frequenti in pediatria, quali la faringotonsillite streptococcica e l’otite media acuta. - Nella popolazione pediatrica (0-13 anni) si osserva un picco di prevalenza d’uso del 50%, nel primo anno di vita del bambino, senza differenze tra maschi e femmine. Questo valore si mantiene pressoché costante fino ai sei anni di età, sottolineando la necessità di porre una particolare attenzione all’uso degli antibiotici in questa fascia di popolazione.

Il confronto con l’Europa 

In Italia il consumo (secondo i medesimi parametri Ue ndr.) è risultato pari a 23,4 DDD/1000 ab die e si è mantenuto superiore rispetto a quello della media europea, pari a 21,7 DDD/1000 ab die. La differenza rispetto alla media europea si è tuttavia ridotta notevolmente nell’ultimo quinquennio, passando dal 28,3% del 2013 al 7,8% del 2017.

I paesi europei con i consumi più bassi sono risultati Olanda ed Estonia (rispettivamente, 10,1 e 11,5 DDD/1000 ab die), mentre quelli con i consumi più elevati sono risultati Cipro (33,6 DDD/1000 ab die), Spagna (31,4 DDD/1000 ab die) e Francia (29,2 DDD/1000 ab die). Nel quinquennio 2013-2017 è stato registrato in Europa un andamento stabile del consumo territoriale (variazione media annua -0,01%). I Paesi in cui è stata osservata una riduzione statisticamente significativa sono Italia (-1,14%), a seguire Finlandia (-0,85%), Lussemburgo (-0,74%), Germania (-0,44%), Regno Unito (-0,43%), Svezia (-0,38%), Norvegia (-0,37%) e Olanda (-0,17%). In nessun paese è stato rilevato un aumento dei consumi statisticamente significativo.