Meningite, la Società di Medicina Ambientale spiega come difendersi dai contaminanti indoor

Gli ultimi casi di meningiti batteriche sono da inquadrarsi nell'ambito dei contaminanti indoor, come ha recentemente spiegato la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima).

Si tratta di batteri di diversi ceppi oggi tutti coperti da vaccinazione, che possono risiedere nell’orofaringe di persone sane e si trasmettono per via aerea (tramite goccioline di saliva, colpi di tosse, starnuti) esclusivamente a distanze ravvicinate (in genere non più di 3 metri) e di solito per esposizioni prolungate in ambienti di vita o di lavoro confinati e frequentati.

I consigli di Sima sono di lavare frequentemente le mani (su cui si annidano i batteri per contatto con la bocca), areare i locali pubblici e ambienti comunitari, evitare la promiscuità, soprattutto tra i giovani, come l’uso dello stesso bicchiere, piatti o posate, ma anche astenersi dalla diffusa pratica di scambio di sigarette tra adolescenti. E ancora, pavimenti, pareti lavabili, superfici per il consumo dei pasti e superfici di lavoro devono essere sanificati con i normali detersivi in commercio, con regolarità.

Della meningite avevamo parlato con il dott. Giancarlo Icardi, direttore Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università di Genova, in questo articolo. Icardi aveva ricordato che la ASL mette a disposizione gratuitamente il vaccino  per i giovani e la copertura è del 90%, mentre gli adulti, dopo aver consultato il proprio medico di famiglia, possono recarsi nelle strutture ASL e richiedere la vaccinazione pagando il ticket.

Altri piccoli accorgimenti sono questi: garantire buone condizioni di pulizia e manutenzione dei servizi igienici, disponibilità di lavandini opportunamente attrezzati (sapone liquido, salviette monouso), mantenere una buona igiene personale. I giochi usati negli asili devono essere lavati periodicamente. 

Secondo il presidente Sima Alessandro Miani è “molto importante la profilassi antibiotica e la sorveglianza sanitaria per i conviventi e le persone che hanno avuto contatti stretti con l’ammalato nei 10 giorni precedenti la data della diagnosi. Unitamente alla profilassi antibiotica è necessaria la sanificazione degli ambienti e il lavaggio di lenzuola e indumenti potenzialmente contaminati”.